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"A Cannes non volevo il concorso per stare ancora un po’ in disparte": Valeria Golino parla di Euforia

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"A Cannes non volevo il concorso per stare ancora un po’ in disparte": Valeria Golino parla di Euforia

Euforia è l’unico film italiano della sezione Un Certain Regard ed è l’opera seconda di Valeria Golino. Euforia è anche lo stato d’animo che sembra esprimere, attraverso il sorriso smagliante e i grandi occhi azzurri, la regista che a Cannes ha già presentato Miele e che è anche passata per un po’ dall’altra parte: la parte di chi assegna i premi, essendo stata nella giuria Internazionale dell'edizione 2016.
Abbronzata, bionda e con un vestito bianco e nero con foglie e fiori, la Golino incontra un gruppo ristretto di giornalisti italiani sulla terrazza di uno di quegli albergoni che si affacciano sulla Croisette. Con lei ci sono un elegante Riccardo Scamarcio, che si nasconde dietro a un paio di occhiali scuri, Valerio Mastandrea, decisamente più casual, e le tre donne del film: Valentina Cervi (in bianco), una Jasmine Trinca che somiglia a Fanny Ardant e Isabella Ferrari, in nero e con un carré castano-rossiccio. Nonostante la generale allegria e il diffuso buon umore, si comincia subito a parlare di morte, perché in Euforia l’argomento, precedentemente affrontato in Miele, inevitabilmente ritorna.

"Avete ragione voi giornalisti" - spiega Valeria - “Miele ed Euforia sembrano un dittico sulla morte. Se mi metto a teorizzare su quello ho fatto fino a ora, mi viene in mente che forse è davvero così, ma è una cosa a cui non ho pensato subito. Quando ho deciso di girare Euforia, non mi sono detta: ecco, adesso giro un secondo film sulla morte, ma evidentemente, al livello inconscio, un po’ lo sapevo. E in effetti, quando ho mandato il copione al mio direttore della fotografia, mi ha chiamato da Berlino e mi ha detto: 'And then, of course, there is the superstar: death' (e poi certamente c’è la superstar: la morte), e allora ho pensato: be’, se lo dice lui. La morte è la regina dei nostri pensieri e delle nostre paure. Per me oggi è molto difficile muovermi all’interno di una narrazione che non sia drammatica e parlare della morte mi permette farlo nel migliore dei modi".

La storia dell’uomo di successo Matteo che deve far fronte alla malattia del fratello Ettore senza dirgli quanto sia grave, non è del tutto inventata, anche se non ricalca passo passo una vicenda reale: "Da troppo tempo cercavo un secondo film" - prosegue la Golino. "Con Valia Santella e Francesca Marciano leggevamo libri da mesi e pensavamo, non ero contenta, non sentivo nessun’urgenza. Poi ho cominciato a vivere perifericamente la situazione personale di un amico caro che stava vivendo una storia simile alla nostra, e anche se il personaggio di Riccardo non è il mio amico e Valerio non è mai stato suo fratello, però la storia del mio amico era un racconto, una sceneggiatura. Tutto è partito da un suo comportamento buffo, poi abbiamo cominciato a lavorare con cautela, cercando di allontanarci il più possibile dalla realtà".

Se Valeria Golino ha diviso un set con Riccardo Scamarcio in qualità di attrice (il film era Texas, dov’è cominciata la loro relazione, adesso finita, o magari in stand-by), non lo aveva mai diretto prima. L’attore, che di Miele è stato produttore, si dice felice dell’esperienza di Euforia, un film, a suo giudizio, tutt’altro che semplice: "Il testo non era così facile come poteva apparire, il testo è sofisticato e in alcuni casi anche letterario. Non era assolutamente colloquiale, non era 'mo parliamo un po’ come magnamo', la fatica più grande era renderlo naturale, accorato o violento a seconda delle situazioni, ma rispettando sempre la complessità di quello che dicevamo".

Ad aiutare Scamarcio a muoversi su un terreno accidentato è stata la grande confidenza che c’era fra tutti gli attori e la Golino: "I film sono un’alchimia e qui ne è 'scattata' una incredibile. Siamo tutte persone che si conoscono bene, abbiamo cercato di lavorare mettendo in gioco delle emozioni personali, le esperienze vissute. La sceneggiatura ci dava questa opportunità, la possibilità di andare a ripescare qualcosa nella nostra parte emotiva più profonda. Ogni personaggio di Euforia è tratteggiato con grande attenzione, tutti suonavamo in una chiave diversa, tarata su un’altra frequenza. In ogni scena c’è come una vibrazione negli sguardi di ognuno, nei dialoghi, nel modo di recitare, cosa che derivava dalla passione della nostra regista e del rapporto che avevamo con lei".

Quanto a Valerio Mastandrea, ha arginato l’ostacolo dei dialoghi complessi lavorando di sottrazione: "Valeria è una regista attenta, io ho tolto delle cose, mi sono sempre salvato nella mia breve carriera levando il più possibile, l’autenticità, comunque, era nella messa in scena oltre che nel dialogo".
Valerio Mastandrea, che è diventato di recente regista, parla prima del personaggio di Matteo, a cui riconosce lo status di protagonista: "Non riesco a non accennare al lavoro che ha fatto Riccardo. Matteo è il personaggio più importante che Riccardo abbia mai fatto. Gli ho detto che non gli capiterà mai più che una regista come Valeria che ha a disposizione una sceneggiatura così e un attore come me affidi a lui un ruolo tanto significativo". Poi Valerio dice qualcosa anche sul suo Ercole, uomo schivo che preferisce rimanere nell’ombra: "Ercole non era un personaggio facile perché è semplicemente quello che innesca un meccanismo, per il resto Euforia è il racconto di una persona, Matteo, che crede di avere gli strumenti per fare tutto. Nel momento in cui gli si presenta davanti un 'intoppo' che riguarda il suo affetto più grande, tenta di utilizzare le armi di sempre, invece può solo spogliarsi di tutto ciò che ha avuto nella vita e farsi voler bene per quello che è. E’ un personaggio pieno di umanità, caratterizzato da una fame atavica di vita, le persone così spesso fanno fatica a entrare in contatto con la propria emotività".

Se Valerio Mastandrea e Riccardo Sacamarcio si dividono la gran parte delle scene di Euforia, Isabella Ferrari, Jasmine Trinca e Valentina Cervi hanno uno spazio più ridotto, anche se i loro personaggi non mancano della giusta profondità. L’ultima, che si cala nei panni di una cara amica di Matteo resa malinconica da un fallimento sentimentale, ha molto amato l’esperienza di Euforia: "Con Isabella e Jasmine ci sentiamo parte di una cosa più grande dei personaggi che interpretiamo, io non mi sono mai sentita voluta come su questo set. Mi sono volentieri massacrata i capelli per la nostra regista. Nonostante conoscessi quasi a memoria la sceneggiatura, quando ho visto il film, mi ha colpito quanto più in alto fosse andata Valeria, che è riuscita a squarciare un velo nella ricerca dell’altrove, di una spiritualità. Lo ha fatto in maniera anche brusca e dissacratoria. Quando ho visto Euforia mi sono detta: ecco un piccolo Malik".

Isabella Ferrari impersona invece l’ex moglie di Ettore, l’unico personaggio che avrebbe potuto interpretare la Golino, che però voleva assolutamente dirigere una collega che stima molto nonché una persona che le sta particolarmente a cuore. "Valeria è una carissima amica da sempre" - dice la Ferrari. "Avevo paura di deluderla e quindi mi sono impegnata. Essendo Valeria un’attrice che stimo e una donna intelligente, vorrei sempre essere come lei, amo il suo sguardo acuto e mi sono affidata completamente alla sua macchina da presa. Di Valeria mi piace la capacità di svolazzare sopra la vita e di portare nel nostro gruppo quella parte ludica che io ho perso. Di questo suo film mi colpisce il desiderio di vita e di felicità".

"Rispetto a Miele avevo poco spazio" - dice Jasmine Trinca, che fa la parte della donna di cui Ercole è innamorato - ma quando uno spazio piccolo è nutrito dallo sguardo di Valeria, c’è un cambio di passo, non mi era mai capitato di risultare tanto significativa con così poche scene a disposizione come in Euforia. Quando hai un direttore d’orchestra come Valeria che non ha la consapevolezza di esserlo, vieni trascinato dove non penseresti mai di andare".

Valeria Golino è felice anche perché il festival l’ha accolta nella selezione dove ha sempre voluto "stare": "Io volevo partecipare a Cannes nella sezione Un Certain Regard, lo volevo intimamente. Se ci avessero offerto il concorso, ci saremmo andati. Forse voglio stare ancora un po’ di lato, per sentirmi più protetta, volevo farmi vedere, ma non mettermi in primo piano".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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